CERCA

dal nostro archivio

  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
Il Ricordo di Riccardo Ciurli PDF Stampa E-mail
Anche io compagni non dimentico.
Sono il compagno Riccardo e sono nato in riva al l'Arno in provincia di Firenze.
In quei giorni ero in viaggio.
Un viaggio iniziato il 4 agosto del 1974!!! Stavo a Novara per servire la patria. Quindi in quei giorni ero lì anche io, come eravamo tutti col cuore in Vietnam.
Qualcuno si ricorda della Grecia, del Cile di Sepulveda e di Victor Jara. Ero partito per servire la patria dopo che anche il Portogallo era tornato libero con la rivoluzione dei garofani ed una buona parte dell'Africa spezzava le catene del colonialismo: “Girandola vola morena” era una canzone che era nel mio cuore e nel cervello prima ancora di avere un giradischi.
 
Ero a Novara e quindi eravamo vicini. Per questo quei giorni sono impressi nella mia memoria in modo indelebile perché quel 25 aprile nel pomeriggio ero anch'io a Milano a gridare "oggi soldati domani partigiani". E fu il 25 aprile più bello della mia vita anche se debbo dire che io ho avuto il privilegio di aver vissuto un altro 25 aprile esaltante.
Nel 1965 mio padre vetraio di Empoli portò tutta la famiglia a Bologna per il ventennale della Resistenza: io avevo meno di 13 anni quel giorno ero vaccinato perché in casa arrivavano Vie Nuove e l'Unita'.
Però ho ascoltato Longo Parri e Terracini: queste giornate per me sono state una ricchezza infinita di emozioni che ho ritrovato in cima alle montagne vedendo l'alba o quando sono stato in fondo ad un abisso.
 
Io, almeno io, non dimentico. Purtroppo per certi versi questa è una magra consolazione perché bisogna dircelo con onestà siamo stati sconfitti.
I nostri nemici, i padroni, i potenti, i malvagi, coloro che hanno il potere hanno castrato l'umanità in un certo senso. Hanno spento la coscienza di classe, la consapevolezza della condizione e del bisogno di emancipazione collettiva.
 
Sono considerazioni amare ma anche le vicende del virus dimostrano che pure i progetti dei padroni del mondo possono fallire per imprevisti. In ogni caso come pronosticava Fidel tanti anni fa un mondo così non può reggere, salterà in aria.
E, come diceva Brecht in una poesia, come faranno questi inetti pusillanimi abituati al comando ed alla servitù a sopravvivere ai guasti, alle ingiustizie, all'odio, al disordine di un sistema caotico e irrazionale.
 foto Riccardo Ciurli
La storia dimostra che finché c'è ingiustizia ci sarà bisogno di libertà. La storia dei nostri compagni dimostra che l'aspirazione alla libertà non si può sopprimere del tutto.
Mi hanno sempre appassionato i libri di memoria storica e quindi penso spesso che i compagni del secolo scorso hanno vissuto momenti senz'altro più difficili della nostra sconfitta.
Penso agli antifascisti che hanno subito la fame, il confino, la persecuzione nel ventennio quando il nazifascismo aveva il potere. Penso ai Lussu, Pertini, Terracini, Vermicelli, Bonfantini, ai tanti anonimi compagni emigrati o combattenti in Spagna. Il battaglione Thelman di antifascisti tedeschi che non aveva neppure la possibilità di arrendersi. Penso al poeta Hernandez finito nelle galere di Franco.
 
La storia insegna che gli oppressori faranno sempre una fine ingloriosa e i loro sistemi diventeranno sempre più lerci perché il potere necessita sempre più di corruzione, spreco, arroganza, prepotenza e quindi genera odio e malessere.
È questione di tempo. I boia che non hanno pagato per le loro nefandezze si sono salvati con complicità ed ulteriori corruttele. Ma sicuramente avranno vissuto una vita sempre in ansia, come i mafiosi che vivono come topi. Contenti loro!!!‬
 
Io penso che all'indomani dello sbarco a Cuba gli 89 barbudos rimasero in una dozzina, compreso un dottore asmatico. Ma poi quel putrido dittatore fuggì senza gloria ed il bordelli dell'America ha preso un'altra strada, con tutte le difficoltà e le deviazioni del percorso. Anche il nostro Mussolini ha fatto una fine ingloriosa oltreché da vigliacco, superato nella sua infamia solo dagli spregevole voltagabbana che si sono riciclati nelle stagioni successive.
 
Forza compagni. In gamba e sveglia. Non ci dobbiamo far cogliere pigri e rassegnati, dobbiamo tenere il cervello allenato, continuare a cantare le nostre canzoni, sabotare il sistema, costruire solidarietà e cultura, perché la minaccia più grande è l'ignoranza, l'isolamento e la rassegnazione. Proprio perché il potere appiattisce e vince con l'ignoranza ed il silenzio dei sudditi noi dobbiamo rompere il meccanismo.
 
La nostra memoria è importante per contrastare l'imbarbarimento, la perdita di riferimenti. Dobbiamo essere come i chiodi a tre punte e la sabbia nei motori di un tempo. Anche riuscire ad essere cittadini corretti può avere un valore. Lo disse una sera Ivan della Mea.
Ci vogliono fessi, vuoti e sudditi e partecipi alla loro festa. Possiamo gettargli il nostro disprezzo, ignorare la loro ricchezza perlomeno essere meno succubi consumatori e più cittadini e soprattutto cittadini corretti e rispettosi. Scusate la lunghezza e un po' il fuori tema.
 
È la prima volta che scrivo un commento e l'ho fatto in una occasione che mi riguarda molto da vicino.‬