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Claudio Varalli e Giannino Zibecchi

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rielaborazione foto uliano lucas 
L'idea di una società più giusta aveva coinvolto persone,  intelligenze, passioni.

La politica era impegno sociale e individuale, senza ricerca di tornaconti personali.

L'obiettivo era l'emancipazione collettiva, la costruzione di una società più civile e democratica.

Nel 1975 Claudio Varalli e Giannino Zibecchi, come altri giovani, pagarono con la vita il loro impegno.
Foto di Uliano Lucas  (Piazzale Accursio, Milano, 1971) www.ulianolucas.it
 

25 maggio 2012


25 maggio 2012
 

Sotto il cielo di aprile

Pubblichiamo l'introduzione del nuovo fascicolo che abbiamo stampato quest'anno in occasione dell'anniversario della morte di  Claudio Varalli e Giannino Zibecchi

 Si parte dal ricordo di due giovani.
Nel 1995, in occasione del ventesimo anniversario dell’uccisione di Claudio Varalli e di Giannino Zibecchi, abbiamo stampato un libretto che aveva uno scopo molto preciso. Accanto al ricordo degli avvenimenti – due giovani assassinati da fascisti e carabinieri in una fase di scontro sociale molto acuto – volevamo raccontare la dimensione umana di queste due persone, non soltanto quella politica. Perché Claudio e Giannino erano due giovani con tanta voglia di vivere e di divertirsi che non impediva, anzi si integrava perfettamente con la dimensione politica della loro vita e quindi con un impegno molto coinvolgente.
Perché riproporre oggi, anche se in termini decisamente diversi, questa operazione quasi vent’anni dopo?
I motivi sono tanti, ma uno è di gran lunga il più importante. In questo ultimo ventennio è stata portata avanti con perfida tenacia un’operazione di ampio respiro che prende le mosse dalla denigrazione della Resistenza e il suo ridimensionamento come tappa fondante dei valori della nostra società per tentare una parificazione di tutti quanti combatterono in quegli anni: i partigiani e i repubblichini, chi ha versato il sangue per riconquistare la libertà e chi ha torturato, massacrato e contribuito all’Olocausto. Questa campagna revisionista e negazionista vuole cancellare la spinta a rinnovare la società, vuole convincere che tutte le idee hanno uguali diritti di esistere e che la contrapposizione tra fascismo e antifascismo è anacronistica.

Non la pensavano così Varalli e Zibecchi e tutte quelle persone che, dal dopoguerra a oggi, hanno sacrificato la loro vita per difendere la democrazia dai

 

Memoria Il corriere e i fascisti

Alessandro Robecchi sul Manifesto

Un infortunio giornalistico può sempre capitare. Ma l’errore in cui è incorso Pierluigi Battista, illustre commentatore e vicedirettore del Corriere della Sera è un caso di scuola, una specie di esempio luminoso di cosa accade quando si scrive per tesi precostituite. I fatti separati dalle opinioni, si diceva un tempo, e mai come in questo caso lo slogan è azzeccato: i fatti qui, visibili, controllabili, stampati su foto e filmati. E le opinioni, invece, già belle e confezionate. Dunque ecco. Il primo maggio sul Corriere Battista firma un denso editoriale dal titolo: “Cgil, perché è vietato ricordare Ramelli?”. Nel resoconto di Battista si fronteggiano due realtà: una è il presidio antifascista della Cgil che si propone di “ostacolare la celebrazione in cui si ricorda l’uccisione di Sergio Ramelli”, giovane di destra assassinato nel ’75. Una cosa proprio brutta, su cui Battista non risparmia toni apocalittici: “lugubre decennio”, “teste e coscienze penosamente aggrappate al passato”, “fragorosa e rituale protesta”. Insomma, i cattivi del solito antifascismo. Dall’altro lato, invece, gli amici e i camerati di Ramelli, che onorano il loro amico con “un elementare esercizio di pietà”.
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A CIASCUNO IL SUO

Al Sindaco, al Prefetto, al Questore

C’è ancora qualcuno in Italia che non crede che esista un pericolo fascista. Di certo c’è il problema dei fascisti. Installati al Governo per tutto il periodo berlusconiano i fascisti hanno rialzato la cresta. Dichiararsi fascisti e fare apologia di fascismo non è più una vergogna nè un reato (malgrado lo sia). I fascisti sono tornati a assaltare le sedi degli oppositori, le riunioni antifasciste, a gridare contro la Costituzione e aggredire verbalmente i partigiani, che rievocano la Resistenza e la viltà dei fascisti alleati dei nazisti occupanti l’Italia. Vengono apertamente assaliti esponenti e militanti della sinistra, picchiati gli omosessuali, violati i luoghi della memoria della Resistenza e della Costituzione. Così cominciò il Fascismo.

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28 e 29 aprile 2012

 

29 aprile 2012

PRESIDIO DEMOCRATICO DAVANTI A CAMERA DEL LAVORO DALLE 15 ALLE 20.

CONTRO LA DECISIONE DELLA PROVINCIA DI CONCEDERE LA SALA DI VIA CORRIDONI PER PROIEZIONE DI “MILANO BURNING” .

La Camera del Lavoro di Milano organizza per domenica 29 aprile 2012 un Presidio Democratico e antifascista davanti alla propria sede in corso di Porta Vittoria 43 dalle 15 alle 20, contro la decisione della Provincia di Milano di concedere, nello stesso giorno, la sala di via Corridoni, per una iniziativa commemorativa “Milano burning” che vedrà il concentrarsi, nelle vicinanze della Camera del Lavoro, di un coagulo di organizzazioni neo fasciste, che tutti gli anni in questa data si rendono responsabili di parate e di azioni provocatorie (via Gucciardini), in aperto conflitto e disprezzo nei confronti dei valori democratici e antifascisti di Milano. Per questo invitiamo tutte le forze democratiche milanesi alla vigilanza e alla mobilitazione insieme ai militanti della Cgil.
Chiediamo, inoltre, alle istituzioni cittadine e alle forze dell’ordine un immediato intervento, al fine di impedire questa grave provocazione.

Milano 24 aprile 2012

 

 

FOTOCRONACA 25 aprile 2012

PER NON DIMENTICARE - L'ARCHIVIO FOTOGRAFICO

FOTOCRONACA 25 aprile 2012

 

la cronaca sotto il cielo d’aprile

 
 

La cronaca 

 

STRAGE DI BRESCIA

Sabato 14 Aprile 2012 17:01
(ANSA) - BRESCIA, 14 APR - La Corte d'assise d'appello di Brescia ha assolto Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e il generale dei carabinieri Francesco Delfino nel IV processo per la strage di Piazza della Loggia, avvenuta nel1974. In primo grado, il 16 novembre 2010, i 4 erano stati assolti con formula dubitativa.
Con questo ultimo colpo la parte asservita della Magistratura, ha dato un colpo terribile alle speranze di giustizia dei parenti delle vittime di piazza della Loggia a Brescia, ai superstiti di questo e di tutte le altre stragi e a tutti gli italiani democratici.
Ancora una volta l’hanno avuta vinta i fascisti e i loro potenti alleati, nascosti nelle pieghe di uno Stato che non è mai stato epurato dalla canaglia del vecchio regime. Ancora una volta l’ha avuta vinta quel mix terribile di reducismo fascista, servizi segreti deviati, coperture nella Pubblica Amministrazione, nella Polizia, nei CC, in vari Corpi delle FFAA, CIA, piduisti vecchi e nuovi, Mafia e altre associazioni a delinquere, interessi finanziari, immobiliari, speculativi incrociati con il malaffare e le amministrazioni locali.
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Rosario Bentivegna

È morto il partigiano Bentivegna, eroe della Resistenza romana. Facciamo in modo che la sua memoria sia indelebile.

Fissiamo per sempre nella memoria nostra e delle generazioni a venire questo nome: Rosario Bentivegna. Quello che è morto oggi è stato un grande uomo, animatore dei Gruppi di azione partigiana a Roma durante l’occupazione nazista e organizzatore di numerose azioni contro i tedeschi e i fascisti repubblichini collaborazionisti.
 

COMUNICATO STAMPA 29.2.2012

Ma il vento è  cambiato davvero?
Caro sindaco Pisapia, sull'antifascismo
dopo le parole  attendiamo i fatti

Negli ultimi mesi nel centro di Milano, in Corso Vittorio Emanuele, e in altre vie di grande passaggio, si sono succeduti presidi da parte di organizzazioni neofasciste, quasi ogni sabato, con esposizione di bandiere, volantinaggi e piccoli comizi. 
Per domenica prossima, 4 marzo, alle 10 in Piazzetta San Carlo è stato autorizzato un raduno nazionale della Fiamma tricolore, con l'intervento del segretario nazionale Luca Romagnoli, noto per le sue posizioni negazioniste dell'Olocausto.
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Dobbiamo grande riconoscenza a Giorgio Bocca

Scritto da pigi   
Lunedì 26 Dicembre 2011 16:07

Scompare una delle voci più coerenti della cultura antifascista italiana. Perché Giorgio Bocca ha sempre rivendicato con orgoglio la sua esperienza partigiana, ma negli ultimi anni è diventato addirittura pervicace nel ricordare continuamente l’importanza della Resistenza per la storia e soprattutto per il presente del nostro paese. E aveva davvero ragione, perché la Resistenza è il valore fondante dell’Italia moderna e non è un caso che la destra – in primo luogo quella creata e stipendiata in questi vent’anni da Berlusconi – ha avuto come obiettivo la sua denigrazione e il suo svuotamento. Bocca, con il suo impeto istintivo che a volte e per altri versi non lo rendeva particolarmente simpatico, aveva ben presente l’importanza centrale di tenere vivi i valori che la Resistenza avevano determinata e resa vincente: infatti banalizzare il riscatto dell’Italia compiuto nel 1945 e ridare dignità ad aguzzini e stragisti è fondamentale per cancellare nelle giovani generazioni l’amore per una libertà piena, per la giustizia sociale, per un mondo fatto per tutti e non per i più forti. Non sarebbe giusto, però, limitare il ricordo di Giorgio Bocca al solo aspetto antifascista della sua opera. Bocca è stato uno dei migliori giornalisti italiani, autore di memorabili inchieste, di articoli e interviste che hanno scritto la storia di questa professione. Sempre caratterizzato da un anticonformismo che a volte gli ha fatto rischiare posizione discutibili, ci ha consegnato un insegnamento: ragionare sempre con la propria testa è la scelta migliore. Prima o poi ci si trova dalla parte giusta.


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Fascisti su Marte? No sul web

C'era da aspettarselo. Quarant'anni fa i fascisti schedavano segretamente gli studenti più attivi nelle lotte e li aggredivano con modalità diverse: davanti alla scuola, sotto casa, nel quartiere. Con spranghe, coltelli e pistole. Oggi, nonostante in quanto fascisti siano geneticamente incapaci di evolvere nel cervello, sono sensibili agli strumenti della seppur odiata modernità (se lo sapesse Evola) e quindi utilizzano il web.
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Fascismo rampante

Ancora un miserabile episodio di fascismo rampante nel nostro paese.
I bambini della scuola media vengono ricevuti dalle autorità governative per presentare un piccolo programma di musica e canti. Finito il programma intonano Bella ciao. La preside manda una lettera alle famiglie indignata per l'incredibile episodio di cattivo gusto rappresentato da questa canzone.

Ci domandiamo dove sia il cattivo gusto,
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