CERCA

dal nostro archivio

  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
PDF Stampa E-mail
APRILE 1975 - MILANO APRILE 1975

I FUNERALI

Gli avvenimenti dei giorni di aprile 1975 sono stati convulsi e drammatici. La posta in gioco riguardava il mantenimento della possibilità di agire su un terreno politico ampio e legato al territorio per contrastare lo strapotere di una politica conservatrice e reazionaria che aveva al centro, come sempre, la Democrazia cristiana.
Per molti giovani queste lotte costituivano le prime esperienze politiche in cui si sperimentavano, anche con ingenuità, forme di partecipazione che non si conoscevano e in cui ci si misurava con problemi che si padroneggiavano forse solo marginalmente. Eppure ci si sentiva , con grande energia, all'interno del mondo sociale e politico e sembrava di potere cambiare con facilità gli equilibri politici del Paese .
Per molti ragazzi di allora fare i conti con la morte, con la possibilità che qualcuno di loro potesse perdere la vita perché si batteva per la difesa della democrazia fu un trauma. Nonostante il riferimento alla Resistenza e all'esempio di chi aveva sacrificato la propria vita per un ideale collettivo di altissimo livello, nessuno riteneva di poter morire. Anche gli eccidi degli anni Cinquanta compiuti dalla polizia democristiana di Scelba (da Portella della Ginestra a Melissa, Reggio Emilia, Genova , etc. ) non si saldavano storicamente con il vissuto di questi milioni di giovani che affrontavano una lotta dura e lunga con l'entusiasmo dei vent'anni. Le stragi di Avola e Battipaglia, di piazza Fontana, di piazza della Loggia, l'assassinio di Roberto Franceschi e di molti altri militanti della sinistra - per mano dei fascisti o di polizia e carabinieri - avevano chiarito che il potere non si sarebbe fermato di fronte a nessuna tragedia , pur di fermare quel forte movimento che metteva in discussione ogni presupposto della società e della struttura economica e sociale. 
Questo era il clima e il contesto in cui è maturata la morte di Claudio Varalli e Giannino Zibecchi. Così all'indomani del 17 aprile, quando la morte dei due giovani era un fatto compiuto, ci si è subito misurati con la necessità di rendere loro un omaggio adeguato , che sapesse saldare anche simbolicamente l'immediato ricordo delle loro figure con il senso della loro partecipazione alla vita sociale.
Come organizzare quindi funerali degni della loro figura?
Claudio Varalli abitava con la famiglia a Bollate, i genitori erano persone socialmente impegnate, anche politicamente sul luogo di lavoro, e avrebbero compreso la necessità di affidare al funerale del figlio un messaggio politico importante. Sconvolti dal dolore di una perdita così tragica e irreversibile, hanno ceduto alle pressioni del loro parroco, preoccupato unicamente di smorzare i toni, di allontanare qualsiasi contaminazione politica dalla funzione religiosa. Non è stato così possibile tributare a Claudio gli onori politici che avrebbe meritato il suo sacrificio: soltanto al momento della sepoltura una grande folla di giovani ha invaso il cimitero di Bollate rompendo finalmente l'accerchiamento.
Questo momento combattivo e commovente è riuscito a vincere quella sorta di embargo artificioso, creando le premesse perché, il giorno dopo, i funerali di Giannino Zibecchi si trasformassero in un momento incredibile di protesta popolare.
Giannino Zibecchi non aveva famiglia, i genitori adottivi erano morti. Ma nel momento del suo sacrificio è stato adottato dalla parte migliore di Milano, quella che aveva ancora vivo il ricordo dei morti degli anni Cinquanta e Sessanta e anche della Resistenza. Nasce proprio in quegli anni la definizione di Nuova Resistenza, in riferimento al movimento democratico popolare che voleva impedire che la Democrazia cristiana, i suoi alleati, i servizi segreti, le gerarchie militari e gli americani trasformassero l'Italia in una sorta di repubblica delle banane.
La camera ardente fu allestita nella sede del consiglio di zona Ticinese, che divenne subito meta di un pellegrinaggio di gente di tutte le estrazioni: dal singolo cittadino al vecchio comandante partigiano Giancarlo Pajetta e al sindaco Aldo Aniasi. Alcuni artisti del quartiere si attivarono per realizzare manifesti e stendardi con il volto di Zibecchi che, per due giorni, segnalarono a chiunque passasse da viale Coni Zugna la veglia che si teneva in quei locali.
Il giorno dei funerali di Zibecchi, un caldo lunedì, la città espresse tutta la sua commossa partecipazione: tutte le strade adiacenti al percorso, dai navigli fino in piazza Duomo, traboccavano di gente, commossa e partecipe.
Aprivano il corteo le associazioni partigiane e i genitori di Roberto Franceschi, assassinato dalla polizia a Milano nel 1973: un tappeto di fiori rossi copriva la bara che passava in un silenzio carico di voglia di lotta, spesso interrotto da canti della Resistenza. Giovani, partigiani, associazioni, la parte migliore di Milano esprimeva la sua volontà di andare avanti, nel ricordo di due giovani vite stroncate per difendere concreti ideali di libertà.
Le orazioni funebri in piazza Duomo costituirono il momento simbolico di quei giorni, una sintesi che si ripeté pochi giorni dopo durante uno sciopero generale sindacale. Una saldatura ideale che in quei momenti, a poche settimane dal 25 aprile che segnava il trentennale della Liberazione, costituì un momento di coscienza politica e sociale molto alto per Milano e tutta l'Italia.

Fotografie archivio Per non dimenticare