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DOCUMENTI - GLI INTERVENTI
altAldo Aniasi è stato uno dei pochi esponenti politici capaci di essere un esempio limpido, senza compromessi. La sua figura di partigiano è stata un punto di riferimento per tutti quanti hanno visto la Resistenza e la sua vittoria contro il nazifascismo come una pietra miliare fondante della democrazia italiana. E questa sua estrazione, questo "marchio di fabbrica" non sono mai venuti meno, non si sono mai sbiaditi: dagli anni in cui è stato sindaco di Milano fino agli ultimi momenti di questo 2005. È stato uno dei pochi uomini politici a denunciare con chiarezza la matrice fascista della strage di piazza Fontana del 1969, anche quando molti apparivano distratti sull'argomento. Così come ha sempre tenuto il punto con fermezza e chiarezza di fronte al tentativo di rimescolare le carte della storia. Le tentazioni revisioniste, che in nome di una pelosa pacificazione insinuano la necessità di considerare sullo stesso piano partigiani e repubblichini, lo hanno visto generoso e lucido avversario: ancora nello scorso agosto ha ribadito, in polemica con il campione dei revisionisti, il sindaco di Milano Gabriele Albertini, la siderale distanza morale e politica che separa chi ha combattuto per conquistare la libertà e chi per continuare a soffocarla. È staro sempre in prima fila, non solo per commemorare le date storiche dell'antifascismo italiano, ma anche quando l'emergenza democratica contro le tentazioni reazionarie e golpiste richiedeva mobilitazione e nette prese di posizione. Nell'aprile 2001, in occasione del 26° anniversario dell'assassinio di Claudio Varalli e Giannino Zibecchi, avevavmo invitato anche Aldo Aniasi alla manifestazione organizzata nell'auditorium di Radio Popolare. Purtroppo, per motivi di salute non ha potuto essere presente, ma ci ha inviato un messaggio che vogliamo qui ricordare, perché lo rappresenta pienamente nella sua dimensione di politico, di antifascista e di sensibile interprete del sentimento democratico popolare.