Spiegare perché fossimo antifascisti negli anni 70
e perché lo siamo ancora adesso, può sembrare un
esercizio di retorica. Del resto su questo tema si è
detto e scritto molto, e da più autorevoli voci. Sulla
resistenza antifascista e su come fu istintivamente vissuta, vale
la pena ricordare una bellissima pagina de LAgnese
va a morire di Renata Viganò:
"Tutti i Natali della sua vita si assomigliavano, erano
quieti, bianchi, un po tristi: giorni lunghi passati senza
lavorare. Faceva anche lei la sfoglia, i dolci: mangiavano in
silenzio. Non avevano mai grandi cose da dire. Adesso, invece,
potrebbe parlare con Palita. Sapeva molto di più. Capiva
quelle che allora chiamava cose da uomini, il partito,
lamore per il partito, e che ci si potesse anche far ammazzare
per sostenere unidea bella, nascosta, una forza istintiva,
per risolvere tutti gli oscuri perché, che cominciano nei
bambini e finiscono nei vecchi quando muoiono. - Perché
non posso avere una bambola?-
Perché le ragazze dei signori vanno a ballare con vestito
nuovo e io non posso andarci a causa del vestito vecchio?
Perché il mio bambino porta le scarpe solo la domenica?
Perché mio figlio va a morire in Africa e quello del
podestà resta a casa? Perché non potrò
avere un funerale lungo, con i fiori e le candele? Lei
adesso lo sapeva, lo capiva.
I ricchi vogliono essere sempre più ricchi e fare i
poveri sempre più poveri, e ignoranti, e umiliati. I ricchi
guadagnano nella guerra, e i poveri ci lasciano la pelle. Lei,
quando andava per il bucato, i signori del paese la salutavano
appena, la lasciavano sulla porta.
E non ci si azzardava a dire niente, per paura di sbagliare,
di far ridere, di perdere anche il pane di tutti i giorni. Cera
però chi diceva qualche cosa: il partito, i compagni, tanti
uomini, tante donne, che non avevano paura di niente. Dicevano
che così non poteva andare, che bisognava cambiare il mondo,
che è ora di farla finita con la guerra, che tutti devono
avere il pane, e non solo il pane, ma anche il resto, e il modo
di divertirsi, di essere contenti, di levarsi qualche voglia.
I fascisti non volevano, e loro ci si buttavano contro malgrado
la prigione e la morte. I fascisti avevano fatto venire in Italia
i tedeschi, avevano scelto per amici i più cattivi del
mondo, e loro si buttavano anche contro i tedeschi. Ed era tutta
gente come Magòn, come Walter, come Tarzan, come il Comandante,
gente istruita, che capisce e vuole bene a tutti, non chiede niente
per sé e lavora per gli altri quando ne potrebbero fare
a meno, e va verso la morte mentre potrebbe avere molto denaro
e vivere in pace fino alla vecchiaia. E appena si arriva, dice:
- Hai mangiato? Hai bisogno di qualche cosa? e prima di
andare via dice: - Buona notte e buon Natale mamma Agnese.
Questo era il partito, e valeva la pena di farsi ammazzare."
Lantifascismo per lAgnese era naturale come respirare,
mangiare, amare; era lantifascismo di una contadina della
bassa, lantifascismo di classe.
Per molti di noi, negli anni '70, richiamarsi alla resistenza
fu istintivo, anche senza essere contadini, e chiamarsi
nuova resistenza, quando un po increduli, si assistette
e si subì la ricomparsa dei fascisti con coltelli,
pistole, bombe e con la tracotanza di chi sa di essere protetto,
fu altrettanto immediato. Certo i fascisti non ricomparvero
per magia o per moda, ma richiamati da un conflitto di classe
che da una parte vedeva il movimento operaio sempre più
forte e combattivo con al suo fianco gli studenti, stanchi di
una scuola bigotta, ipocrita e di classe, e dallaltra i
soliti ricchi, quelli che faticano a salutare lAgnese, affiancati,
appunto, dai fascisti,dalla maggioranza silenziosa,dai servizi
deviati e dalla CIA. I fascisti ritornarono come se nellaprile
del 45 non fosse successo niente, ignorando volutamente
che in piazzale Loreto quel giorno non cerano solo i partigiani
ad assistere alla miserevole fine del regime, ma una folla immensa,
mossa non solo dalla morbosità, come troppo comodamente
si dice, ma dalla necessità vitale di un popolo di finirla
definitivamente con il fascismo.
Non solo la morte, ma anche la pubblica esposizione di Mussolini è fortemente desiderata dalla popolazione e chi rimane estraneo allumore di molti milanesi di quei giorni non può capirlo. E sintomatico in questo contesto latteggiamento di Raffaele Cadorna, comandante del CVL. Non appena ha notizia della manifestazione, questi è fortemente deciso a interromperla, ma quando, ancora lontano da piazzale Loreto, un gruppo di donne sostiene che Mussolini è stato ucciso troppo presto e che bisognava portarlo in giro per ricoprirlo di sputi, il generale cominciò a pensare che quella, dopotutto, era la vendetta che il popolo esigeva. Mirco Dondi Piazzale Loreto
Sono stati necessari 32 anni perché,finalmente,venissero condannati i fascisti autori della strage di piazza Fontana, 12 dicembre 69. Ma già allora, sui volti di Agnese, Walter, Tarzan, degli operai in piazza Duomo al funerale delle vittime, quella gente sembrava che comprendesse ogni cosa. Come allora:
I morti al Largo Augusto non erano cinque soltanto;
altri ve nerano sul marciapiede dirimpetto; e quattro erano
sul corso di Porta Vittoria; sette erano nella piazza delle Cinque
Giornate, ai piedi del monumento.
Cartelli dicevano dietro ogni fila di morti: passati per le
armi. Non dicevano altro, anche i giornali non dicevano altro,
e tra i morti cerano due ragazzi di quindici anni. Cera
anche una bambina, cerano due donne e un vecchio dalla barba
bianca. La gente andava per il largo Augusto e il corso di Porta
Vittoria sino a piazza delle Cinque Giornate, vedeva i morti al
sole su un marciapiede, i morti allombra su un altro marciapiede,
poi i morti sul corso, i morti sotto il monumento, e non aveva
bisogno di sapere altro. Guardava le facce morte, i piedi ignudi,
i piedi nelle scarpe, guardava le parole nei cartelli, guardava
i teschi con le tibie incrociate sui berretti degli uomini di
guardia, e sembrava che comprendesse ogni cosa.
Elio Vittorini - Uomini e no.
Certo la gente istintivamente aveva compreso, sapeva ma non
poteva provarlo.
Con i se non si fa la storia, ma se questo processo si fosse svolto,
diciamo nel 1974?
Chissa se anche allora lavvocato Taormina avrebbe tuonato
contro le toghe rosse?
Invece abbiamo avuto trenta anni di depistaggi, di menzogne,
di altre bombe, alcune più chiare, Brescia, altre ancora
più bugiarde, Questura di Milano. E negli intervalli qualche
pistolettata là, qualche accoltellata qua
..Trenta
anni, perché il tempo potesse giocare a loro favore, contando
sulla naturale propensione a dimenticare, sulla confusione dei
ruoli, gli anni di piombo, poi il riflusso e i pentimenti, la
caduta del muro di Berlino, la fine del più grande partito
comunista dEuropa: in fondo erano tutte ideologie cattive.
Non ha più importanza che la verità alla fine sembra
voler trionfare anche nelle aule dei tribunali, perché
adesso i morti sono tutti uguali, quindi, anche per i vivi varrà
la stessa regola. Perché allora non votare un fascista?
io ho votato Pci tanti anni, ho fatto battaglie sindacali
ma alla fine mi sono sentito tradito dai sindacati, lazienda
dove lavoravo ha chiuso ed ora che lavoro in proprio. Credo che
valga la pena provare Berlusconi, non sono convintissimo, ma lo
voterò così prima delle elezioni politiche
del giugno 2001 si è espresso un nostro un conoscente che
vota nel collegio dove viene eletto Ignazio Larussa! E come lui
sono stati eletti i Gasparri gli Alemanno e lo stesso Fini.
Il presente ci arriva addosso come un treno che stavamo aspettando
sui binari, invece che sulla banchina.
Genova 20 e 21 luglio 2001
Il Global Social Forum è in piazza, a viso aperto,
se vogliamo anche con contraddizioni, errori, ma è la dove
puoi vederlo, contarlo, toccarlo.
I fascisti di Alleanza Nazionale sono, finalmente, dove miravano
di essere, là dove listinto del fascista, non mutato
negli anni, può mostrare la sua virilità, se appena
hai la compiacenza di essere inerme.
..il Ministro dellinterno
..ha
oscillato da una difesa a oltranza della conduzione dellordine
pubblico dei primi giorni alla successiva falcidia dei vertici
della Polizia. Cambiare condotta e rimediare agli errori è
comunque segno di intelligenza e flessibilità.
Inflessibili e pervicaci nel difendere a tutto campo loperato
delle forze di Polizia, invece, sono stati i dirigenti di Alleanza
Nazionale
.Il partito di Fini ha trovato nel law and order
.un
terreno congeniale
..Un terreno comunque impervio per il
quale sono necessarie una esperienza e una sensibilità
che mancano ai tanti neofiti di Forza Italia, ma non ad An. Quasi
tutti i dirigenti di An, infatti sono di provenienza missina e
i tre ministri più giovani (Alemanno, Gasparri e lo stesso
Fini) sono stati dirigenti giovanili del Msi negli anni '70
E
grazie a questo background che Fini ha potuto dare la linea al
governo. Il ruolo di An non è stato solo reattivo rispetto
agli avvenimenti. Cè anche un prologo che va considerato.
Il presidente di An, nei giorni del G8 era infatti presente nelle
sedi politico-operative di Genova, laddove doveva essere sufficiente
la presenza del Ministro dellInterno
. In base
a questi elementi, quindi, si può presumere che, sfruttando
le sue competenze e le sue inclinazioni, An intenda
presentarsi allopinione pubblica come linterprete
di una linea dura e disinvolta di law and order. Se
così è allora riemerge un problema lasciato alquanto
in ombra negli ultimi tempi: quello dellevoluzione postfascista
di An. Francamente non ho mai capito su quale base alcuni commentatori
non esitino a tacciare di contiguità con il passato comunista
i diessini (dopo più di dieci anni) e facciano ogni credito
ad An dopo sei anni
dalla rivalutazione del podestà
di Trieste degli anni della deportazione degli ebrei nella Risiera
di San Sabba, da parte del neo assessore alla cultura Menia, alla
infelice battuta del ministro Gasparri sulle violenze alla caserma
Bolzaneto quanto chiasso per quattro manganellate.
In nessun paese europeo viene consentito a un rappresentante del
Governo irridere alle violazioni dei diritti fondamentali dei
cittadini
..
Piero Ignazi Il sole 24ore venerdì 10 agosto
2001.
Abbiamo un compito: colmare quella voragine
di memoria che sono stati gli anni '80 e '90 perché questa
nuova generazione di contestatori sappia, possibilmente non sulla
propria pelle, con chi avranno a che fare. E doloroso dirlo,
ma credo che molti di noi non si siano stupiti, delle testimonianze
riportate dalla caserma di Bolzaneto canta viva il Duce
ecc., disillusi, forse, ma non stupiti.
Giorgio Bocca su la Repubblica del 29 luglio 2001 in un lungo
articolo dal titolo le molte anime di un regime, scrive: ma
che tale sia la scuola di quasi tutti i reparti speciali di polizia
è una amara sorpresa, è la dimostrazione che lautonomia
degli apparati polizieschi, il loro restare autoritari in uno
Stato democratico, è stata non solo tollerata ma voluta,
che nella nostra democrazia ci sono poliziotti addestrati come
dei pitbull feroci. Non chiamatelo fascismo ma quante somiglianze.
Atti come questi della caserma Bolzaneto non hanno tempo, come
non hanno tempo lo stupro di Franca Rame un eclatante esempio
di virile viltà, e le centinaia di assassinii nelle piazze
di tutta Italia dal dopo guerra ad oggi, una volta dai fascisti
laltra dalla polizia o carabinieri e laltra ancora
dai mafiosi, come a volere tracciare un filo di continuità
con il passato ventennio. Non hanno tempo ma una sola firma.
Non sarà il fascismo, ma come definirli se non fascisti?
I fatti di Genova hanno tra laltro riportato a galla un'altra
questione non chiusa e cruciale della storia istituzionale italiana:
limpunibilità della polizia nel campo dellordine
pubblico.
Sotto il fascismo non era possibile procedere contro la polizia.
In teoria questo stato di cose sarebbe dovuto cambiare dopo la
creazione della Repubblica Italiana alla fine della guerra. In
Europa, almeno in quei paesi dove la destra non è fascista,
molti commentatori si chiedono quali siano le probabilità
di rendere giustizia a coloro che sono stati feriti e, come nel
caso di Giuliani, uccisi. Vedremo. Nel frattempo siamo costretti
a registrare i seguenti dati: fino al 1960 sebbene 94 cittadini
fossero stati uccisi durante scioperi o manifestazioni di protesta
e 400 avessero subito ferite da arma da fuoco, nessun poliziotto
o carabiniere fu mai portato in tribunale.
Lo sdegno suscitato dalle uccisioni di Reggio Emilia nel 1960
indusse il tribunale di Bologna ad aprire un procedimento giudiziario
nei confronti di due ufficiali di polizia poi assolti malgrado
la schiacciante evidenza a loro carico. Con Zibecchi possiamo
leggere qui sul sito come andò.
In 50 anni come, ebbe a dire Antonio Tabucchi
in una lettera indirizzata a Ciampi il 19 aprile 2001 e pubblicata
sul Le monde, si potrebbe dire che lItalia è
una Repubblica fondata sui massacri ".
I compagni e gli amici di allora e di sempre
Chi volesse intervenire su questo argomento o su altro può scriverci inviando materiale, documenti, informazioni e commenti a: info@pernondimenticare.com