CERCA

dal nostro archivio

  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
  • dal nostro archivio
PDF Stampa E-mail

Intervista del 1995 a Claudio Sabelli Fioretti – Direttore di ABC nel 1975 

altD -Puoi ricostruire il clima degli anni ’70 dal punto di vista dell’informazione?
R- C’era una certa contrapposizione nel senso che la scelta di campo era qualche cosa che segnava. Io lavoravo in quei tempi a Panorama, avevo iniziato nel ’69 a Panorama, il quale passava addirittura per essere un pericoloso organo di controinformazione e pensa che il direttore era Lamberto Sechi, un tranquillo signore che oggi diremmo liberal-democratico. Infatti la vera controinformazione si faceva nel Bollettino di Controinformazione Democratica. Stetti 5 o 6 anni a Panorama e poi ebbi l’occasione di cambiare di andare in un giornale un po’ più radicale. Questo definisce un po’ il clima di quei tempi.
Oggi come ieri, gente come me sentiva il bisogno..allora avevo 30 anni, oggi ne ho 50…si sentiva il bisogno di uscire dall’equivoco della stampa, tra virgolette borghese e chiudersi in una nicchia un po’ più  protetta in cui ci si guardasse tra amici in cui non si dovesse più fare mediazione, troppa mediazione. Li, mi ricordo, c’erano alcuni giornalisti, Marco Nozza, Marco Fini che facevano un po’ di informazione accettabile, sicuramente accettabile, intendo nel clima…D’altra parte calcola che siamo agli inizi, ai timidi inizi del terrorismo. Non era ancora come sarebbe diventato dopo, però cominciava a diventare difficile essere di sinistra: Come oggi, se tu dici che sei per prodi sei “uno sporco comunista”…è incredibile questa parola che riciccia dopo 20 anni come offesa riferita a gente…Prodi comunista…persino Dini
D- Veniamo ad ABC che tu dirigevi: che giornale era?
R- ABC, ve lo ricordate tutti è stato un giornale che era una grande bandiera della rivoluzione del costume ed anche delle lotte civili. L’editore era Cardella, che oggi si occupa di tossicodipendenza, il leader della comunità che è stata quella di Rostagno, Saman, mi chiamò, ricordo che vendeva 15.000 copie, una cosa quasi inesistente. Io deciso di spostarlo completamente: togliemmo ogni residuo di culi e di tette, lo portammo obbiettivamente molto a sinistra e…nella redazione c’era, non o, Audino, ricordate Savelli editore, c’era Lidia Ravera, c’era Guido Passalacqua, tutta gente più o meno legata a Lotta Continua..e questo spostamento a sinistra, facendo una roba serissima, alla Panorama però di sinistra, proprio di sinistra tosto, grandi inchieste sull’Autonomia operaia, documenti di Curcio come piovesse, avemmo addirittura una perquisizione della polizia perché il giorno stesso che Curcio scappò da Casale Monferrato, noi pubblichiamo un documento di Curcio. Al di là della follia di pensare che Curcio esce dal carcere e la prima cosa che fa viene ad ABC a portarci un documento,  ce lo avevamo già da tempo, potevano pensarlo, lo pensavano. Le tentavano tutte..distribuendo volantini fuori dalle caserme che invitavano alla diserzione, fu una cosa ignobile…e il risultato fù che in breve tempo da 15.000 copie passammo rapidamente a 12.000/13.000 copie. Il giornale era obbiettivamente brutto, dal punto di vista grafico era brutto, politicamente era molto spinto…però cominciava pian piano a farsi riconoscere
D- All’indomani dei fatti del 16 e 17 aprile, ABC uscì con 2 numeri, prima un numero speciale poi un’altra edizione con una denuncia molto dura nei confronti delle forze dell’ordine e dei fascisti, ci racconti i retroscena di quel numero e come arrivarono in redazione le notizie?
Copertina ABC Aprile 1975R- Avevo appena conosciuto un giovane giornalista, collaboratore di Panorama, Sergio Frau, che oggi lavora alla Repubblica , firmammo il contratto e lo mandammo a seguire la manifestazione, questa grande manifestazione che sarebbe poi sfociata…erano già successi degli incidenti, era già morto Varalli, era il 17 aprile e lo mandammo a seguire questa manifestazione. Lui vide la manifestazione, vide gli incidenti , che cosa successe e dopo le fotografie saranno abbastanza chiare: Infatti noi pubblicammo anche la sequenza dei camion presa da un fotografo che stava dall’altra parte della piazza: le fotografie sono sempre cose ferme, ma lui era  lì, lo scrivemmo, era talmente grossa la cosa che decidemmo di fare uno speciale. Il giorno dopo c’era un’enorme manifestazione e noi facemmo una edizione speciale con le fotografie degli incidenti. I quotidiani non mettevano le fotografie proprio a quei tempi, i settimanali aspettavano e noi uscimmo il giorno dopo con le fotografie degli incidenti in cui si capiva benissimo tutto. I titoli erano…non vorrei sbagliare ma erano “Varalli assassinato dai fascisti, Zibecchi assassinato dai carabinieri”. Il risultato fu una grande penetrazione nel mondo della sinistra, per la prima volta si capì che ABC era qualche cosa di diverso da quello che uno pensava. Fù incredibile vedere questa marea di giovani, di operai, di gente incazzata  tutti quanti con in mano il nostro giornale. Dopo 3 giorni uscì il numero normale,  nel frattempo c’erano state le dichiarazioni del ministro dell’interno che era Gui allora, che diceva che non era stato sparato neanche un colpo: Frau, che era il nostro lì e aveva visto i poliziotti sparare e poi c’erano stati anche dei fotografi…noi pubblicammo in prima pagina le foto dei poliziotti che sparavano…
D - ..con il titolo “le menzogne di Gui”..
R- sì, “le menzogne di Gui”. Il giornale esce, ora non ricordo il giorno, mettiamo che esca lunedì, martedì ci hanno chiuso!
D- Si è trasferito qualche cosa di questa esperienza, di questa informazione…da ABC a Cuore?
R- ma io direi che c’è tutto nel senso che…io vedo una tale analogia con quei tempi…se devo essere sincero considero più rischiosi questi, oggi…oggi che se non stiamo attenti qualcuno ci toglie tutto. Oggi sento più di allora l’esigenza di vivere in un giornale che, non dico ..allora si diceva fare controinformazione, oggi basta dire informazione, oggi poca gente fa informazione: Oggi è più importante non fare più mediazioni, non fare più collusioni,..cercare di mettersi d’accordo. Oggi bisogna stare da una parte o dall’altra, rispettabilissimo anche chi sta dall’altra parte, però non bisogna più fare confusione.
Per questo mi sento come all’ora ad ABC, devo dire mi sento meglio, ABC vendeva 15.000 copie, qui ne vendiamo 80.000……….